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Scrivere per curarsi: il potere terapeutico della scrittura

  • Immagine del redattore: Carlotta Meneghini
    Carlotta Meneghini
  • 9 lug 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Sappiamo da tempo, e le ricerche lo confermano, che scrivere fa bene. Ha effetti positivi non solo sul piano emotivo, ma anche su quello fisico. La scrittura ha un valore terapeutico: aiuta a elaborare emozioni complesse, a prevenire il disagio psicologico e viene ormai integrata in molti approcci terapeutici, anche in affiancamento a cure mediche tradizionali.

Eppure, l'idea di associare "scrittura" e "terapia" incontra ancora delle resistenze. Forse perché scrivere sembra troppo semplice, accessibile, economico per poter essere considerato uno strumento "serio". Eppure, come afferma Giorgio Nardone, “la terapia è l’arte di risolvere complicati problemi attraverso soluzioni apparentemente semplici”. La scrittura, in questa visione, ha guadagnato un ruolo importante anche nei protocolli elaborati dal Centro di Terapia Strategica, diventando uno strumento raffinato e adattabile.

Ma la scrittura non è una moda del momento. È un mezzo antico, usato da sempre anche per esigenze interiori e personali. I grandi scrittori del passato scrivevano per un’urgenza esistenziale, non per fama. Scrivere è un atto liberatorio: come diceva Hemingway, “non c’è nulla di speciale nella scrittura. Basta sedersi davanti alla macchina da scrivere e mettersi a sanguinare”.

Nel contesto terapeutico, questo processo si chiama esternalizzazione: mettere su carta un’emozione permette di osservarla da fuori, di ridurne l’intensità e di modificarne la percezione. Tre sono gli effetti principali:

  1. Cambia il punto di vista: ciò che era confuso dentro di noi prende forma fuori da noi, diventando più chiaro.

  2. Riduce l’intensità emotiva: scrivere canalizza emozioni che, se trattenute, rischiano di travolgerci.

  3. Favorisce il cambiamento: osservando con più lucidità, possiamo reagire in modo nuovo e più funzionale.


Scrivere cambia il cervello

Quando scriviamo, il cervello si attiva in modo profondo e integrato. Lo dimostrano le neuroscienze: l’atto di scrivere coinvolge il cervello rettiliano (movimento e postura), il sistema limbico (memoria ed emozioni), e la corteccia cerebrale (pensiero e linguaggio). In pratica, scrivere è un atto totalizzante che regola anche i nostri neurotrasmettitori, con effetti paragonabili a quelli di un ansiolitico, ma naturali e privi di effetti collaterali.

A volte, la scrittura induce uno stato simile alla trance: un flusso di pensiero profondo e spontaneo che ci aiuta a connetterci con noi stessi in modo autentico e creativo.

Come iniziare a scrivere per stare meglio

Non serve essere bravi. Non servono tecnica, grammatica, calligrafia. Serve solo sincerità.

Ecco alcuni consigli pratici:

  1. Inizia. Anche se fa paura, buttati. Scrivere libera.

  2. Crea una routine. Anche pochi minuti al giorno sono sufficienti.

  3. Ripeti. Scrivere una sola volta può non bastare: la ripetizione ha effetto terapeutico.

  4. Non rileggere. Se scrivi per sfogarti, lascia lì il testo. Serve a lasciar andare, non a riattivare.

La scrittura terapeutica è un viaggio verso sé stessi. È una bussola, una vela, una zattera. E, come scriveva Anna Frank: “Posso scrollarmi di dosso tutto mentre scrivo; i dolori scompaiono e il mio coraggio rinasce.”

 
 
 

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