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Psicotrappole: la disastrosa attitudine di complicarci la vita

  • Immagine del redattore: Carlotta Meneghini
    Carlotta Meneghini
  • 14 lug 2025
  • Tempo di lettura: 2 min

Ciò che trasforma il nostro atteggiamento verso sé, gli altri e il mondo in una patologia psicologica è l' irrigidimento in un copione d’azioni inevitabile.

Tutti tendiamo a replicare ciò che ha funzionato in passato per superare ostacoli e risolvere problemi. La trappola nella nostra mente viene a costruirsi quando insistiamo ad applicare ciò che ha avuto successo, senza tenere conto che anche il medesimo problema in circostanze diverse richiede una soluzione differente.

È caratteristica della mente umana lavorare per schematizzazioni con l’obiettivo di ridurre il dispendio di energia; a questo si aggiunge la tendenza, ancora più umana, a pensare che una strategia non funzioni perché non l’abbiamo perseguita abbastanza o con la giusta convinzione, e non perchè non sia quella corretta.

È cosí che le modalità di percepire e reagire a ciò che viviamo, se sovradosate, si trasformano in veleno, come succede con una medicina.


Chiunque può costruirsi le psicotrappole di cui vive prigioniero, non solo chi è poco intelligente. Al contrario, i casi più difficili riguardano persone eccezionalmente dotate: proprio in virtù delle loro capacità superiori, questi estremizzano anche i problemi. Si potrebbe dire che la complicazione psicopatologica è direttamente proporzionale all’intelligenza.


Per fare un esempio concreto: coloro che soffrono di una fobia, mettono in atto tre psicotrappole che, combinate fra loro, trasformano la paura da emozione adattiva (ovvero che ci protegge dai pericoli) a reazione disfunzionale (panico!).

Le persone fobiche tendono a:

1. evitare le situazioni che temono,

2. chiedere rassicurazioni e aiuto alle persone vicine,

3. controllare le proprie reazioni psicofisiologiche (come il respiro o il battito cardiaco).

Purtroppo, se all’inizio le tre tentate soluzioni riducono la sensazione di paura, in seguito l’alimentano: evitando e chiedendo aiuto e rassicurazioni confermano a loro stessi l’incapacità di gestire la situazione rafforzando il loro senso di incapacitá. Il tentativo di controllare le attivazioni fisiologiche spontanee, invece, non fa che alterarle. Più cerco di controllare il battito cardiaco, più questo aumenta, più cerco di regolare la respirazione, più ne altero il ritmo.

Nel tentativo di mantenere il controllo lo perdiamo e creiamo ciò che ci spaventa. La ripetizione di questo circolo vizioso fa sentire impotenti e vittime di qualcosa che non è possibile combattere, se non uscendone immancabilmente sconfitti.


Gli esseri umani, nella loro capacitá di crearsi difficoltá o vere e proprie patologie, vanno ben oltre la fantasia piú fervida ma, al tempo stesso, sono in grado di effettuare cambiamenti tanto imprevisti quanto straordinari.

In altri termini, la nostra disastrosa attitudine di complicarci la vita corrisponde alla meravigliosa capacitá di trasformare i limiti in risorse e i problemi in soluzioni.

Nella maggior parte dei casi la magica trasformazione deve essere guidata da un esperto ma, talvolta, si realizza anche spontaneamente.


"Ogni essere umano è il romanziere di se stesso, e sebbene possa scegliere tra essere uno scrittore originale o uno che copia, non può evitare di scegliere. È condannato a essere libero" Josè Ortega y Gasset


"Psicotrappole" Giorgio Nardone


 
 
 

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